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RSPP Esterno: guida su nomina, compiti e responsabilità

L'acronimo RSPP, nell'ambito della sicurezza all'interno dei luoghi di lavoro, è usato per indicare il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione definito all'interno del Testo Unico per la Sicurezza sul Lavoro (D.Lgs 9 aprile 2008, n. 81) come la "persona in possesso delle capacità e dei requisiti professionali di cui all'articolo 32 designata dal datore di lavoro, a cui risponde, per coordinare il servizio di prevenzione e protezione dai rischi". Possiamo affermare, dunque, che si tratta di una delle più importanti figure all'interno dell'organigramma aziendale, con un ruolo centrale per lo svolgimento della valutazione dei rischi derivanti dall'attività lavorativa e per la gestione della "macchina della sicurezza". A seconda dei casi e delle caratteristiche dell'azienda questo ruolo può essere ricoperto da un dipendente dell'azienda, dallo stesso datore di lavoro o da un professionista esterno e proprio a quest'ultima figura dedicheremo il nostro focus d'approfondimento. Di seguito, dunque, daremo una risposta esaustiva e completa alle principali domande sull'argomento.

Chi può ricoprire il ruolo di RSPP esterno?

Il ruolo di RSPP esterno può essere ricoperto da un consulente, di norma un tecnico specializzato nelle tematiche della sicurezza del lavoro, in possesso delle competenze in materia e soprattutto dei requisiti necessari a svolgere il ruolo.

Specifichiamo che, secondo l'articolo 32 del D.lgs 81, i responsabili del servizio di prevenzione e protezione (e in generale tutti gli addetti), a prescindere dal fatto che siano essi interni o esterni, devono possedere capacità e requisiti professionali adeguati alla natura dei rischi presenti sul luogo di lavoro e commisurati alla tipologia di attività lavorativa svolta al suo interno.

Di conseguenza, il profilo del professionista esterno che può ricoprire questo ruolo cambia in base alla realtà lavorativa. Nel settore dell'edilizia, ad esempio, la scelta ricade su professionisti come:

  • architetti;
  • ingegneri;
  • geometri;
  • periti industriali.

Che requisiti deve avere il RSPP esterno?

Per svolgere le funzioni di Responsabile essere in possesso dei requisiti professionali indicati dall'articolo 32, ovvero:

  • Titolo di studio non inferiore al diploma;
  • Attestato di frequenza, con verifica dell'apprendimento, a uno specifico corso di formazione in materia di sicurezza sul lavoro;
  • Attestato di frequenza, con verifica dell'apprendimento, a uno specifico corso di aggiornamento in materia di sicurezza sul lavoro da svolgersi con cadenza quinquennale.

Esistono Lauree specifiche per il RSPP esterno?

Come riportato nel paragrafo precedente, l'unico requisito richiesto, in termini di titolo di studio, è un diploma di scuola secondaria di secondo grado (ovvero di scuola superiore), tuttavia ci sono dei titoli che costituiscono requisiti preferenziali, ovvero delle lauree nelle discipline e negli ambiti affini alla sfera della sicurezza sul lavoro, ecco qualche esempio:

  • L7 ingegneria civile e ambientale;
  • L8 ingegneria dell'informazione;
  • L9 ingegneria industriale;
  • L17 scienze dell'architettura;
  • L23 scienze e tecniche dell'edilizia;
  • LM26 ingegneria della sicurezza.

Inoltre, per i soggetti in possesso di uno dei titoli di studio appena elencati è previsto l'esonero dalla formazione, ciò vuol dire che non dovranno seguire il corso di formazione iniziale per RSPP. Specifichiamo, tuttavia, che l'esonero non si applica all'aggiornamento quinquennale che dovrà essere svolto nelle modalità e nelle tempistiche previste.

Formazione e aggiornamento per RSPP esterno

Per quanto riguarda la natura dei corsi obbligatori di formazione e aggiornamento che, chi intende diventare RSPP esterno, deve frequentare è opportuno fare un po' di chiarezza.
Il corso di formazione iniziale ha una durata complessiva di almeno 100 ore ed è disciplinato dall'Accordo tra Stato e Regioni del 7 luglio 2016 per quanto riguarda contenuti, struttura, durata e modalità di svolgimento. Nello specifico si divide in 3 moduli:

  1. Modulo A di 28 ore, dedicato alle nozioni generali sulla sicurezza sul lavoro;
  2. Modulo B di 48 ore, dedicato alla specializzazione per la formazione in un determinato settore;
  3. Modulo C di 24 ore, dedicato allo studio dei rischi psicosociali, ergonomici e organizzativi.

In alcuni settori lavorativi è necessario che il modulo B sia integrato con percorsi di formazione aggiuntiva, detti moduli di specializzazione, di durata variabile in base ai rischi specifici e al "settore ATECO", ovvero:

Modulo di specializzazione Settore ATECO 2007 Durata
SP1 "A - Agricoltura e pesca" 12 ore
SP2 "B - Estrazione di minerali da cave e miniere" e "F -Costruzioni" 16 ore
SP3 "Q, 86.1 e 87 - Sanità e assistenza sociale" 12 ore
SP4 "C, 19 e 20 - Fabbricazione di prodotti chimici" 16 ore

Dopo aver portato a termine le ore di formazione previste, sarà necessario superare un test di valutazione dell'apprendimento per ottenere l'attestato richiesto dall'articolo 32, che andràdovrà essere aggiornato ogni 5 anni tramite corsi di aggiornamento di 40 ore sulle medesime tematiche.

Quando è possibile la nomina di un RSPP esterno?

Salvo quanto previsto dall'articolo 34, che elenca i casi in cui il Datore di Lavoro può ricoprire il ruolo di RSPP in prima persona, il Testo unico stabilisce che è obbligatorio nominare RSPP professionisti esterni in assenza di dipendenti dell'azienda in possesso dei requisiti di cui all'articolo 32. In questi casi il datore di lavoro dovrà procedere alla nomina con apposito modulo a cui è opportuno allegare anche il curriculum professionale del RSPP che dovrà essere compilato, firmato e conservato in azienda. Inoltre bisognerà stipulare un contratto che regolarizzi la prestazione professionale.

Quando non si può nominare un RSPP esterno?

Secondo quanto stabilito dal decreto 81 non si può nominare un RSPP esterno nei seguenti casi:

  • nelle aziende industriali di cui all'articolo 2 del D.lgs n. 334/99, soggette all'obbligo di notifica o rapporto;
  • nelle centrali termoelettriche;
  • negli impianti ed installazioni di cui agli articoli 7, 28 e 33 del D.lgs 17 marzo 1995, n. 230, e successive modificazioni;
  • nelle aziende per la fabbricazione ed il deposito separato di esplosivi, polveri e munizioni;
  • nelle aziende industriali con oltre 200 lavoratori;
  • nelle industrie estrattive con oltre 50 lavoratori;
  • nelle strutture di ricovero e cura pubbliche e private con oltre 50 lavoratori;

In queste tipologie di aziende la nomina deve ricadere su un dipendente dell'azienda.

Approfondimento

Cosa succede se, in queste aziende, nessuno dei dipendenti è in possesso dei requisiti di cui all'articolo 32? La domanda è stata posta al Ministero del Lavoro con l'interpello n. 24/2014 con cui si chiedeva se:

"in caso di servizio di prevenzione e protezione istituito necessariamente all'interno dell'azienda il Rspp debba essere necessariamente un dipendente del datore di lavoro o possa essere anche un professionista in possesso dei requisiti di legge"
Il Ministero ha risposto con una specifica sul il termine "Interno", indicando che non va considerato come sinonimo di "dipendente" ma bensì come soggetto a conoscenza delle caratteristiche della realtà lavorativa aziendale in grado di assicurare una presenza adeguata per lo svolgimento di tale attività. In questa evenienza, il Ministero fa ricadere sul Datore di Lavoro la responsabilità di provvedere alla stipulazione di un contratto per "rendere compatibili le diverse tipologie dei rapporti di lavoro e la durata della prestazione di lavoro con le esigenze che il Rspp deve tenere presenti per portare a termine pienamente i compiti che è chiamato a svolgere".

Quali sono i compiti di un RSPP esterno?

I compiti generali di un RSPP sono contenuti nell'articolo 33 del D.lgs 81/08 secondo cui egli deve provvedere a:

  1. individuare e valutare i fattori di rischio
  2. individuare le misure per la sicurezza e la salubrità degli ambienti di lavoro, nel rispetto della normativa e tenendo conto della specifica organizzazione aziendale;
  3. elaborare le misure preventive e protettive previste dall'articolo 28, comma 2, e i sistemi di controllo di tali misure;
  4. elaborare le procedure di sicurezza per le diverse attività aziendali;
  5. proporre i programmi di informazione e formazione dei lavoratori;
  6. partecipare alle consultazioni in materia di sicurezza sul lavoro compresa la riunione periodica di cui all'articolo 35;
  7. fornire ai lavoratori le informazioni previste dall'articolo 36.

Tuttavia, oltre a queste prescrizioni valide per tutti coloro che ricoprono il ruolo di responsabile, il professionista esterno, in quanto esperto del settore, comunemente puà svolgere anche mansioni e funzioni tipiche dei consulenti o di figure come HSE Manager, ovvero:

  • si confronta con Organi di Vigilanza e gli Enti Pubblici;
  • si interfaccia con gli enti assicurativi;
  • assiste il datore di lavoro nell'interpretazione della normativa, informandolo di eventuali aggiornamenti;
  • predispone i documenti e il materiale per i percorsi formativi rivolti ai lavoratori;
  • cura l'aspetto burocratico espletando gli adempimenti previsti.

Specifichiamo che questo è un elenco esemplificativo e non esaustivo dei compiti ulteriori che possono essere richiesti al RSPP esterno, puntualizzando che essi sono strettamente correlati a quanto pattuito al momento della stipula del contratto.

Quali sono le responsabilità del RSPP Esterno?

Facciamo una premessa: secondo il D.Lgs 81/08 il datore di lavoro è il soggetto su cui ricadono maggiormente le responsabilità in materia di sicurezza, inoltre non sono previste sanzioni penali specifiche per il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione. Tuttavia, ciò non vuol dire che il RSPP è esonerato da ogni responsabilità in caso di incidenti o infortuni verificatisi a causa dell'esistenza di una situazione di pericolo che egli avrebbe dovuto individuare e segnalare. In casi del genere, infatti, siamo in presenza di "colpa professionale" per cui il RSPP può essere chiamato a rispondere sia penalmente che civilmente poiché non ha svolto il proprio ruolo in maniera adeguata.

Tuttavia il Responsabile può considerarsi esente da responsabilità qualora riesca a dimostrare:

  • che abbia svolto i propri compiti, avvisando il datore di lavoro dei rischi e delle misure adottare per prevenirle e che quest'ultimo non abbia attuato tali misure;
  • che l'evento si sia è verificato, nonostante il corretto svolgimento dei suoi obblighi, per un avvenimento fortuito o per una mancanza non a lui ascribile (come un comportamento pericoloso ed errato intrapreso da un lavoratore).

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