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Architetti italiani progettano una 'piazza' per i profughi: ecco il loro progetto

É tutto italiano il primo progetto di riqualificazione di campi per profughi. Due architetti italiani progettano una nuova tipologia di piazza: scopriamo cosa prevede il loro progetto e a cosa servirà. L'architetto, con la sua professinalità, è chiamato a pensare lo spazio come unità funzionale ma pure come luogo fatto di identità e socialità.
"Il nostro obiettivo non è quello di creare una grande casa ma uno spazio pubblico." Si presenta così il progetto di risanamento delle condizioni psicologiche e sociali di migliaia di profughi bloccati all'interno del campo profughi greco di Ritsona. Il raggiungimento dell'obiettivo è affidato ad un team di giovani architetti, ingegneri, grafici e giornalisti che vogliono 'piazzare' nello spazio del campo l'elemento urbanistico per natura, da sempre, deputato alla socialità: la piazza.
Una piazza pubblica al coperto, con cui si vuole tentare di ricucire il tessuto identitario dei profughi, segnati, oltre che dal trauma del repentino sradicamento dalla loro quotidinità, anche dalla permanenza ad interim in spazi fatti in serie, deumanizzati e senza elementi che raccordino le persone come esseri sociali.
La piazza ha il nome di 'maidan tent', tenrmine che indica, in svariate lingue, tra cui l'arabo, proprio la piazza.
Avrà una dimensione di 200mq, potrà ospitare fino a 100 persone e sarà certificata ISO, antincendio, idrorepellente e resistente al vento ed agli agenti atmosferici in generale. Inoltre, essendo movibile, potrà essere trasportata altrove e riutilizzata.
Sarà lo spazio deputato allo scambio, ma anche - non si sottovaluti - a riceverecure mediche e psicologiche, alla preghiera, all'organizzazione di attività per i bambini, ad acquistare e vendere beni e all'insegnamento.
Al momento il progetto è molto chiaro e ben definito, ma ha bisogno di essere supportato economicamente, in quanto frutto dell'attività dei due volontari fondatori, i giovani progettisti Bonaventura Visconti di Modrone e Leo Bettini Oberkalmsteiner, che hanno avviato un'intelligente attività di crowfounding.
Per saperne di più e donare, visitate la pagina ufficiale del progetto.
Ecco quindi un'esempio delle nuove sfide che l'architettura è chiamata ad affrontare: non solo design, non solo ottimizzazione degli spazi, ma anche, e soprattutto, costruire e progettare gli spazi in funzione degli uomini, trasformandoli, così, in luoghi. Si riscopre in questo modo lo scopo principale ed originario dell'architettura stessa: soddisfare i bisogni funzionali, strutturali ma pure psicologici ed emotivi dell'uomo.

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